Massoneria, lettera di Bardelli a Berti
Il Tirreno, 06-06-2010, ––
«Tempo fa scrissi privatamente al sindaco Berti e lui mi rispose che non aveva nulla a che fare con la massoneria e io ne presi volentieri atto».  Lo ha rivelato ieri Renzo Bardelli, presentando il suo ultimo libro, “Memorie comuniste”, a Villa Cappugi. Sempre la massoneria e la sua presenza nelle istituzioni, dunque, al centro delle uscite pubblico dell’ex sindaco di Pistoia, che tre giorni fa a Firenze aveva attaccato duramente l’ex presidente della Provincia e attuale consigliere regionale Pd Gianfranco Venturi, sostenendo di essere in possesso di notizie che certificano la sua affiliazione ad una loggia massonica. Circostanza che lo stesso Venturi ha subito bollato come falsa, annunciando anche querela. Lo stesso destinatario della lettera, Renzo Berti, era presente ieri mattina a Villa Cappugi. «Posso assicurare - ha detto - che almeno oggi non esistono sedi altre, al di fuori di quelle istituzionali, dove vengono prese le decisioni».  Del
resto i poteri opachi e i politici mossi più da interessi personali che da un’autentica passione politica sono gli avversari contro i quali Renzo Bardelli racconta nel suo libro di essersi battuto per tutta la vita, uscendone spesso sconfitto.  Come quando, subito dopo il crollo del Muro di Berlino che lui era sembrato anticipare con le critiche all’Urss che gli costarono tante inimicizie, fu di fatto escluso dalla candidatura in Regione in base ad una serie di scelte della segreteria toscana del Pds. Una responsabilità che Bardelli attribuisce, senza peli sulla lingua, a Vannino Chiti, il quale avrebbe voluto stopparlo. Chiti ovviamente, a leggere il libro di Bardelli, non ne esce proprio bene...  Lettura stimolante, quella di “Memorie comuniste”. Lo hanno confermato gli autorevoli interventi di ieri mattina. E se Roberto Barontini ha esaltato la passione per gli ideali espressa da Bardelli, l’attuale sindaco Renzo Berti e un altro ex primo
cittadino, Marcello Bucci, hanno preso le distanze da una lettura degli eventi «molto di pancia» (Bucci) e in cui dominano «aspetti personali e pregiudizi» (Berti). A commentare l’opera c’erano anche il vicepresidente nazionale della Lega Coop Giorgio Bertinelli, il giornalista Giancarlo Magni e il presidente della Fondazione Caripit Ivano Paci, mentre Mauro Banchini e Claudio Rosati hanno introdotto e coordinato il dibattito.  A concluderlo è stato proprio Renzo Bardelli, che ovviamente non si è tirato indietro nel distribuire giudizi taglienti.  A partire dalle formazioni politiche in cui egli stesso ha militato dopo l’addio al Pci: la Margherita («Non era una cosa seria») e l’Italia dei valori («un partito monarchico»). Rimpiangendo il vecchio Pci, «fatto di tanta gente perbene», Bardelli ha auspicato «una rivolta popolare per far tornare una politica fatta di passione».
Memorie Comuniste