Donne di montagna
Informatore, 01-03-2015, Riccardo Gatteschi
Storie al femminile sulla montagna pistoiese

Sono donne di montagna di un tempo che fu, un poco rozze, certo non educate alle raffinatezze della città, spesso illetterate, talvolta proprio analfabete. Insomma, donne “rusticane” come le definisce Maria Valbonesi nel suo libro, uscito da poco per l’editore Sarnus. Sono donne che hanno vissuto in quella zona dell’Appennino meglio conosciuta come Montagna pistoiese, con il suo centro principale in San Marcello Pistoiese e costellata di piccoli borghi – Piteglio, Gavinana, Serra, Pracchia, Orsigna, Lucchio, Limano, Vico Pancellorum… - di rara bellezza e genuinità. Sono donne che, forse più degli uomini, hanno dato un contributo significativo al farsi della storia del territorio nel corso dei secoli. Perché i maschi, in genere pastori, svernavano nella lontana Maremma, e tornavano alle loro terre solo a primavera inoltrata. E dunque era la donna che mandava avanti la famiglia, dava un’educazione ai figlioli, curava gli animali, l’orto e il castagneto.

Far valere i propri diritti

Un’antica regola in uso nel territorio di Gavinana prescriveva – allo scopo di salvaguardare l’onore delle ragazze –
“che l’uomo che avesse usato violenza dovesse risarcire la vittima o col matrimonio o con una dote adeguata”. Ma, comunque, era la donna ad avere in mano le redini del rapporto con l’altro sesso. Significativa la storia della Pimpa di Pracchia che, venuta a conoscenza che il marito se la faceva con una donna dell’Orsigna, una notte si travestì da uomo, aspettò nascosta dietro un albero della foresta che il marito tornasse dall’appuntamento galante e lo ridusse malconcio a forza di randellate. Salvo poi, dismesso il camuffamento e rientrata in casa prima lui, accoglierlo con malcelata preoccupazione e premurosa cortesia. È massiccia anche la presenza, sulla montagna pistoiese, di pie donne che si danno alla vita monastica. A Lizzano, nella stessa San Marcello, a Popiglio… sono monache, suore o semplici terziarie che impartiscono un’educazione rudimentale alle giovani del territorio.

Odi e amori

Oltre alle anonime mogli, madri, fidanzate o vedove, nelle pagine del libro della professoressa Valbonesi, ci sono anche le donne, che sono entrate, grazie alle loro doti non comuni, nella Storia con la esse maiuscola. Suor Arcangiola Paladini, per esempio, celebre artista e cantante
pistoiese (ma alcuni sostengono che fosse pisana), vissuta nei primi decenni del XVII secolo alla corte medicea, morta a Firenze ad appena 27 anni e sepolta con grandi onori in Santa Felicita. Oppure la poetessa Beatrice di Pian degli Ontani. Priva di qualsiasi educazione scolastica, fu a vent’anni - precisamente nel giorno delle sue nozze - che senza alcuna preparazione, improvvisò alcune strofe in rima. Da quel giorno e per i successivi sessant’anni dell’Ottocento, Beatrice non smise più di declamare ottave su ottave. Non sapendo scrivere, non poteva ovviamente metterle su carta; fortuna che si interessarono a lei fior di letterati quali il Tigri, il Giuliani o il Tommaseo che provvidero a trascrivere alcune sue creazioni poetiche. Infine, come non ricordare il “topolino delle nevi”? La grande sciatrice Celina Seghi, la prima donna italiana a vincere un titolo mondiale (anche se non è mai stato omologato a causa della guerra). Corre voce, dalle parti dell’Abetone, che non calzi più gli sci da qualche stagione – è nata nel 1920 -; però la si vede spesso per le strade di Pistoia, tenendo a distanza la badante, perché non vuole che si sappia che è “badata”.
Rusticane di montagna